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San Sebastiano

Martire delle frecce, patrono degli atleti

📅 Memoria liturgica: 20/01 · 🪶 nato a Narbona (Gallia), c. 256 · ✠ deceduto a Roma, c. 304

Sebastiano nacque a Narbona, in Gallia, attorno al 256, da famiglia di origini milanesi. Trasferitosi a Roma, intraprese la carriera militare e divenne ufficiale della guardia pretoriana dell'imperatore Diocleziano, che ignorava la sua adesione al cristianesimo. Sebastiano sfruttò il proprio rango per assistere i cristiani perseguitati nelle carceri romane, confortare i condannati e convertire numerosi pagani, fra cui i fratelli Marco e Marcelliano. Quando l'imperatore scoprì la sua fede, ordinò che venisse legato a un palo nel Campo Marzio e colpito dagli arcieri della stessa guardia. Lasciato per morto, Sebastiano fu raccolto e curato dalla matrona Irene, che gli salvò la vita. Una volta ristabilito, anziché fuggire si presentò nuovamente a Diocleziano per rimproverargli pubblicamente la crudeltà contro i cristiani. L'imperatore lo fece flagellare a morte nell'ippodromo del Palatino, attorno al 304. Il corpo fu gettato nella Cloaca Massima e poi recuperato dai fedeli, che lo seppellirono nelle catacombe sulla via Appia, dove sorse poi la basilica a lui dedicata. Sebastiano è uno dei martiri più rappresentati nell'arte occidentale, dal Mantegna a Botticelli, dal Perugino a El Greco, raffigurato come giovane atleta trafitto dalle frecce. Durante le grandi epidemie di peste medievali venne invocato come protettore dei contagiati: le frecce nella simbologia antica rappresentavano infatti il flagello del morbo. Patrono dei militari, degli atleti, degli arcieri, dei vigili urbani e dei tappezzieri, è venerato a Roma nella basilica di San Sebastiano fuori le mura, una delle sette chiese del pellegrinaggio tradizionale.

Patronato

Atleti · Militari · Vigili urbani · Arcieri · Appestati

Luoghi di culto

Fonti

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